piattaforme e trivellazioni

Trivelle, informiamoci …

Una mobilitazione partecipata ed INFORMATA dei Circoli del Partito Democratico, dei suoi militanti, iscritti e simpatizzanti, è fondamentale per raggiungere l’obbiettivo di impedire le attività di ricerca di idrocarburi già programmate e, conseguentemente, le nefaste, pericolose ed inquinanti attività di estrazione.

Preliminarmente, però, è necessario promuovere la più ampia discussione, al fine di diffondere l’informazione sulle previste trivellazioni, la loro pericolosità per il nostro mare.
Condividiamo, pertanto, l’allegato documento, redatto con il contributo del nostro coordinatore di Circolo Roberto Aloisio, al fine di far partire una discussione, anche tecnica, sul tema, per capire quali sono i rischi potenziali delle trivellazioni.
In attesa di ulteriori iniziative Vi invitiamo, pertanto, a visionare il documento che alleghiamo, al fine di avere una maggiore conoscenza del problema che il nostro territorio sta affrontando in questi mesi.

NOTA TECNICA SULLE “TRIVELLAZIONI” IN ADRIATICO
Circolo PD di Maglie – rev. 1.1 – settembre 2015 – Ing. Roberto ALOISIO

In questo documento di descrivono le modalità tecniche ed i pericoli delle recenti prospezioni in mare autorizzate e/o in fase di autorizzazione da parte del Ministero dell’ambiente.

Il Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato recentemente gli esiti delle verifiche di procedibilità delle istanze di Valutazione di Impatto Ambientale relativi a tre permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, mediante indagine geofisica, denominati rispettivamente d 89 F.R.-.GM e d 90 F.R.-.GM proposti dalla GLOBAL MED LLC e d3 F.P.-S.C. proposto dalla Schlumberger Italiana S.p.A…
Obiettivo principale delle ricerche, sia nello Ionio che nell’Adriatico, da parte di alcune multinazionali, è l’individuazione di nuove riserve di giacimenti offshore.

A tal fine, si prevede un’indagine geofisica 2D utilizzando la tecnologia air-gun ed un’eventuale indagine in 3D, anch’essa con tecnologia air-gun, con le caratteristiche di seguito rappresentate:

  1. Permesso di ricerca “d 89 F.R-.GM”: ricopre una superficie di 744,6 kmq, il progetto prevede l’acquisizione di un minimo di 148 km di linee sismiche 2D e se necessario l’eventuale acquisizione di ulteriori dati sismici 2D o 3D entro 25-48 mesi dal conferimento del Permesso di ricerca. Il punto più vicino alla costa dista circa 14 miglia nautiche da Capo Santa Maria di Leuca.
  2. Permesso di ricerca “d 90 F.R-.GM”: ricopre una superficie di 749,1 kmq, il progetto prevede l’acquisizione di un minimo di 153 km di linee sismiche 2D e se necessario l’eventuale acquisizione di ulteriori dati sismici 2D o 3D entro 25-48 mesi dal conferimento del Permesso di ricerca. Il lato più vicino alla costa, che è parallelo alla stessa, dista oltre 26 miglia nautiche da Capo Santa Maria di Leuca.
  3. Permesso di ricerca “d 3 F.P-.S.C.”: è localizzato nel settore Centrale del Golfo di Taranto all’interno della zona marina “F”, per una superficie di 4030 kmq. L’area è ubicata ad oltre 12 miglia nautiche dalle coste con il lato più a nord che dista 13,6 miglia nautiche dal Capo Sano Vito (TA), il vertice sud-occidentale dista 18,4 miglia nautiche da S.Maria di Leuca (LE) mentre il vertice a sud-ovest dista circa 13,4 miglia nautiche da Punta alice Cirò Marina). La predetta istanza prevede l’acquiiszione di linee sismiche utilizzando la tecnologia air-gun per 4285 kmf
  4. Permesso di ricerca di idrocarburi in mare al largo delle coste pugliesi dell’Adriatico Meridionale fino a Leuca denominato “d2 F.P.-PG” (già autorizzato)

PROGRAMMA LAVORI

  • PRIMA FASE: studio geologico, rielaborazione e interpretazione di dati sismici esistenti e successiva acquisizione di nuovi dati sismici.
  • SECONDA FASE: pozzo esplorativo. Una volta completata la prima fase, nel caso si evidenzi una struttura di interesse minerario, sarà eseguito un pozzo esplorativo. Negli studi presentati si riporta che non è possibile definire con esattezza l’ubicazione del futuro pozzo esplorativo, dal momento che mancano tutti i dati necessari allo scopo e che verranno acquisiti nel corso della vigenza del Permesso di Ricerca.
    Pertanto lo Studio di Impatto Ambientale in esame si riferisce solamente alla Prima Fase del Programma Lavori, rimandando la Seconda Fase ad una specifica futura procedura di Valutazione di Impatto Ambientale nel momento in cui sarà possibile definire l’ubicazione e le caratteristiche del pozzo esplorativo.

DESCRIZIONE TECNOLOGIA UTILIZZATA

I metodi geofisici sono metodi di prospezione basati sull’applicazione di principi fisici e sullo studio della geologia del sottosuolo.
In mare sono impiegati nel campo della prospezione geosismica finalizzata alla ricerca di idrocarburi, in quanto affidabili ed in grado di determinare l’andamento strutturale e stratigrafico di un’intera serie sedimentaria.
Si basano su fenomeni di riflessione e rifrazione delle onde elastiche generate da una sorgente artificiale, la cui velocità di propagazione dipende dal tipo di roccia, ed è variabile tra 1.500 m/s e 7.000 m/s.
trivellazioni in adriaticoUna sorgente artificiale dà luogo ad un’onda d’urto che si propaga nel sottosuolo; quando incontra una superficie di discontinuità, ossia di separazione tra due strati elasticamente diversi, cioè a diversa impedenza acustica, l’onda, a seconda dell’angolo di incidenza con tale superficie, può riflettersi totalmente verso l’alto o può in parte penetrare nel mezzo sottostante, rifrangendosi, e in parte riflettersi verso l’alto.
A seconda di quale tipo di onde si voglia analizzare si avranno metodi di sismica, a riflessione o a rifrazione, che differiscono nella diversa disposizione dei recettori superficiali rispetto alla sorgente sismica di emissione.
Esistono molte tipologie di sorgenti, tra cui quella ad aria compressa utilizzata per le prospezioni oggetto dell’istanza di valutazione di impatto ambientale: l’air-gun.

Questa sorgente di energia viene utilizzata in quasi tutti i rilievi sismici marini, in quanto la quasi totalità della sua energia è compresa nella banda delle frequenze sismiche, per la sua affidabilità e versatilità nella scelta del segnale generato.
Nelle indagini geosismiche vengono generate meccanicamente onde a bassa energia da fonte sonora e direzionate verso il fondale. Una parte di questa energia viene riflessa verso la superficie in maniera diversa a seconda delle costituzione dei differenti strati sedimentari di roccia sotto la superficie terreste.

L’onda riflessa viene catturata da un ricevitore, idrofono, che trasmette ad un misuratore a bordo il quale registra accuratamente le caratteristiche dell’onda e il tempo speso dall’onda per attraversare diversi strati della crosta terrestre e tornare in superficie.
Queste registrazioni vengono analizzate, trasformate in immagini e danno come output un’immagine della costituzione e della natura dello strati sotto la superficie della crosta.
L’air-gun è un dispositivo composto di due camere, una superiore di caricamento e una inferiore di scarico, sigillate da un doppio pistone ad albero.
L’aria compressa, fornita dai compressor

i alloggiati sulla nave ad oltre 140 atmosfere, giunge direttamente alla camera superiore e si distribuisce in quella inferiore attraverso il pistone cavo; quando la pressione nelle camere è quella desiderata, un solenoide comandato elettricamente si attiva e genera un campo magnetico tale da sollevare il pistone dando libero sfogo all’aria, attraverso dei fori praticati nell’involucro metallico.piattaforma offshore

Un ciclo di riempimento e svuotamento dura circa 10-15 secondi, mentre l’impulso dura un tempo brevissimo, circa 2 millisecondi.
All’onda elastica primaria si sommano delle onde secondarie causate dall’effetto bolla: l’aria emessa forma una bolla che si dirige verso la superficie, aumentando di volume fino a scoppiare quando la sua pressione eguaglia quella idrostatica, e generando una perturbazione acustica.
Gli air-gun vengono disposti sempre in batteria, dalla geometria variabile a seconda del tipo di onda che si vuole generare: una buona batteria è in grado di direzionare l’onda elastica verso l’obiettivo prescelto e di attenuare gli effetti delle onde secondarie, facendo in modo che queste si trovino in opposizione di fase e si annullino a vicenda. Le batterie in genere sono composte da decine di air-gun disposti su due file, ad una profondità tra i 5-10 m. A ridosso dell’air-gun si possono misurare picchi di pressione dell’ordine di 230dB: (è interessante notare come il rumore di fondo in mare aperto oscilli tra 74-100 dB, mentre quello prodotto da navi porta-container a 20 nodi di velocità è tra 190-200 dB).

Le onde generate hanno un rapido decadimento spaziale, l’energia diminuisce con il quadrato della distanza. A livello del fondo marino si produce una riflessione e una vibrazione.

IMPATTI SULL’ECOSISTEMA MARINO

I rumori di origine antropica possono avere effetti sulla vita degli organismi marini acquatici; le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti comunque maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe marine e invertebrati marini.
Le informazioni sugli effetti delle onde acustiche sulla vita acquatica sono varie e complesse: tali effetti infatti dipendono dal tipo di fonte acustica utilizzata, dalla fisiologia e struttura anatomica delle specie e dal loro habitat.

In letteratura scientifica vengono riportati alcuni dei potenziali effetti legati ad esposizioni prolungate nel tempo a suoni generati dalle emissioni acustiche: cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, temporanea o permanente perdita dell’udito, morte o danneggiamento delle larve in pesci ed invertebrati marini.

Nel caso delle perturbazioni acustiche generate dagli air-gun, alcuni studi riportano una diminuzione delle catture di pesci anche dopo alcuni giorni dal termine delle indagini. Gli studi del The Norwegian Institute of Marine Research hanno messo in evidenza una diminuzione delle catture di pescato fino al 50% in un’area distante fino a 2000 m2 dalla sorgente durante l’utilizzo di air-gun. È stata anche dimostrata una diminuzione della disponibilità di uova di pesce probabilmente causata della prolungata esposizione di specie ittiche a suoni a bassa frequenza.

Alcuni studi condotti dal Canadian Department of Fisheries hanno dimostrato inoltre che l’esposizione ad air-gun può provocare danni a lungo termine anche in invertebrati marini, come nei granchi della specie Chionoecetes opilio, per i quali sono stati osservati danni ai tessuti (emorragie) e agli organi riproduttivi, causando una diminuzione del successo riproduttivo e della produzione di uova.
trivelle adriatico delfiniÈ stata verificata inoltre la correlazione tra l’esplosione da suoni di elevata potenza generati durante indagini geosismiche condotte nel 2001 e nel 2003 (Repsol – Spanish oil company) in cui erano impiegati air-gun e lo spiaggiamento di calamari giganti sulle coste spagnole nei quali sono stati osservati danni ad organi interni. Inoltre sono noti episodi in cui i pescatori locali hanno riportato la presenza di pesci morti visti galleggiare in superficie nella zona dove era stata compiuta l’indagine geosismica.

Anche nelle tartarughe marine sono stati osservati cambiamenti comportamentali, tendenza ad allontanarsi dal sito oggetto delle indagini geosismiche e danni temporanei o permanenti all’apparato uditivo. Pur non essendo mai stato documentato alcun caso di morte, gli studi relativi agli effetti dei suoni a bassa e media frequenza sulle tartarughe marine sono ancora molto pochi.
È noto infine come l’esposizione al rumore possa produrre un’ampia gamma di effetti sui mammiferi marini, ed in particolare sui cetacei. Essendo l’udito molto sviluppato in questi animali, anche un suono di bassa intensità apparentemente percepito senza produrre alcun effetto direttamente osservabile potrebbe essere correlato a significative modifiche di tipo comportamentale. Più noto è ciò che si verifica aumentando l’intensità dei suoni prodotti.

In questi casi il livello di disturbo di questi animali è in genere maggiore e questo può tradursi nell’allontanamento dal sito dell’indagine, effetto molto negativo se si tratta di un sito di particolare interesse per la specie (per es. di alimentazione e/o riproduzione) o può indurre modifiche comportamentali che ne alterano significativamente l’utilizzo dell’habitat come ad esempio l’alterazione dei suoi comportamenti abituali (ad es. variazione del tempo speso in superficie, variazione del pattern respiratorio e del comportamento in immersione) indotta dai suoi tentativi di evitare la sorgente di suono allontanandosi da essa o dalla zona a più alta intensità acustica.
È stato per esempio osservato che in presenza di air-gun attivi i cetacei, se presenti ad una distanza tra i 2 e i 30 km dalla sorgente, sono indotti all’allontanamento. Se gli animali non riescono a evitare la fonte di rumore e si trovano ad essere esposti a emissioni acustiche, possono prodursi effetti negativi che vanno da disagio e stress fino al danno acustico vero e proprio, con perdita di sensibilità uditiva che può manifestarsi come temporanea o permanente.
L’esposizione a rumori molto forti, come le esposizioni a breve distanza da batterie di air-gun, possono produrre anche danni fisiologici (emorragie) ad altri apparati, oltre a quelli uditivi, fino a provocare effetti letali. Nel 2002 due individui di cetacei appartenenti alla famiglia degli Zifiidi sono stati rinvenuti morti nei pressi di una zona dove era stato condotta una esplorazione geosismica.
Per implementare le politiche di mitigazione il National Marine Fishery Service (NMFS) negli USA ha adottato dei criteri di sicurezza standard in termini di limiti massimi di esposizione per diverse categorie di mammiferi marini. Qualora i limiti siano superati si rende necessario lo spegnimento della sorgente.sea-turtle-335839_640

Tali limiti sono stati calcolati dal Lamont-Doherty Earth Observatory (LDEO) della Columbia University, sulla base della sensibilità acustica di specie target, allo scopo di migliorare le misure da adottarsi in caso di investigazioni geosismiche. Per ogni prospezione geosismica il governo americano stabilisce la necessità di compiere una valutazione di impatto ambientale allo scopo di prevedere le differenti aree di rischio. La compagnia o laboratorio che effettua la valutazione di impatto (ad es. JASCO Srl, LGL Srl, LDEO Columbia University) dovrà utilizzare modelli di propagazione acustica per stabilire il raggio di propagazione all’interno del quale, in funzione del tipo di sorgente utilizzata, si raggiungeranno tali limiti di esposizione.

Le aree di rischio varieranno in funzione del tipo di campagna condotta, del modello utilizzato, della categoria di mammiferi esposti e dei parametri considerati nel modello che influenzano la propagazione del suono in ambiente marino (profondità, conformazione del fondale, velocità del suono nonché tipo e numero di air-gunutilizzati).
La International Whaling Commission’s Scientific Commitee composta da vari esperti mondiali di balene ha concluso che l’attività di ispezione sismica è di fortissima preoccupazione per la vita del mare.
Il comportamento delle specie marine di fronte a disturbi di vario genere, inclusi i rumori dell’air-gun, presenta ancora molti interrogativi.
In molti casi e’ difficile dare quantificazioni definitive, data la complessità dell’ambiente marino e delle risposte comportamentali dei pesci di fronte ai disturbi. Alcune ricerche sono risultate inconclusive mentre per alcune specie non si sono trovati danni immediati dovuti alle tecniche airgun.
Lo stesso rapporto presentato dalla Northern Petroleum (UK) Ltd ammette però che l’air-gun provoca mortalità a distanze ravvicinate dal punto di sparo. Visto dunque che forti rischi sussistono, come illustrato dagli studi menzionati in precedenza, il principio di precauzione impone che prima di intervenire su sistemi delicati e complessi, come nel litorale in esame, vi sia la piu’ totale certezza della mancanza di danni.

Si ritiene che la stima dei rischi associata ad una indagine geosismica in ambiente marino necessiti di una metodologia che consenta di implementare da un lato le conoscenze sulla biologia delle specie sensibili presenti, la loro distribuzione ed uso dell’habitat, e dall’altro i modelli di propagazione acustica delle sorgenti di rumore utilizzate per l’indagine stessa.
Come detto, nel complesso il S.I.A. non appare suffragato da specifici studi adeguatamente dettagliati sull’area marina di indagine. Altresì non vengono fornite informazioni sulle popolazioni di mammiferi marini e tartarughe marine nell’area, la cui presenza è ben nota. Il recente spiaggiamento di cetacei sullecoste pugliesi e gli effetti che tali indagini possono avere sulla componente fauna consiglia di porre particolare attenzione e cura negli studi di impatto ambientale, anche al fine di individuare le più idonee forme di mitigazione.
Il comportamento delle specie marine di fronte a disturbi di vario genere, incluse le onde acustiche generate dall’air-gun, presenta ancora grosse incognite. Visto dunque che forti rischi sussistono il principio di precauzione imporrebbe che prima di intervenire su sistemi dedicati e complessi, vi sia la più totale certezza della mancanza di danni.

MANCATA DESCRIZIONE DEGLI EFFETTI CUMULATIVI DERIVANTI DALL’ATTIVITÀ DI RICERCA.

I tratti di mare interessati dalle prospezioni sono limitrofi (Golfo di Taranto e Adriatico Meridionale) ma i due studi non valutano gli effetti cumulativi derivanti dalle attività svolte che nella realtà vanno ad interessare senza soluzione di continuità gran parte del tratto di mare antistante le coste salentine.
In relazione a suddetto aspetto si specifica, tra l’altro, che la Corte di Giustizia Europea ha pubblicato, in data 14.11.2011, la sentenza C-404/09 nella quale si afferma che in materia di VIA, siccome la valutazione deve in particolare individuare, descrivere e valutare in modo appropriato gli effetti indiretti di un progetto, tale valutazione deve quindi anche includere un’analisi degli effetti cumulativi sull’ambiente che tale progetto può produrre se viene considerato congiuntamente ad altri progetti, in quanto una siffatta analisi è necessaria per garantire che la valutazione comprenda l’esame di tutti gli effetti sull’ambiente.

RISCHI DERIVANTI DALL’EVENTUALE ESERCIZIO DI PIATTAFORME OFF-SHORE

piattaforme e trivellazioni

Le istanze presentate, pur essendo relative alle sole indagini preliminari tese alla verifica dell’eventuale sussistenza di giacimenti petroliferi utilizzabili a fini estrattivi, non possono non tener conto, però, dei rischi derivanti dall’esercizio di una piattaforma petrolifera. In relazione a suddetto aspetto si specifica che l’Unione Europea ha adottato la decisione del Consiglio europeo del 17 dicembre 2012, pubblicata in Gazzetta Ufficiale L4 del 9 gennaio 2013, sull’adesione al protocollo relativo alla protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale. Proprio in relazione al protocollo offshore è da considerarsi di particolare importanza l’alta probabilità di effetti ambientali transfrontalieri in caso di incidenti in un mare semichiuso quale quello Mediterraneo. In base a suddetto protocollo quindi (alla luce delle future eventuali responsabilità all’ambiente derivanti da sempre possibili incidenti) le attività di ricerca degli idrocarburi dovrebbero essere eventualmente realizzate solo dopo che l’impresa interessata abbia presentato un piano di emergenza adeguato e dimostrato in particolare di avere fondi sufficienti per riparare ad un eventuale incidente ambientale. Lo studio dovrebbe quindi essere integrato con:

  1. valutazione di impatto ambientale conforme all’allegato IV del suddetto protocollo
  2. definizione precisa delle zone geografiche in cui è prevista l’attività comprese le zone di sicurezza
  3. informazioni dettagliate sulle qualifiche professionali e tecniche del’operatore
  4. le misure di sicurezza di cui all’art. 15 del protocollo
  5. il piano di emergenza dell’operatore di cui all’art. 126 del protocollo
  6. le procedure di monitoraggio di cui all’art. 19 del protocollo
  7. piano di rimozione degli impianti
  8. assicurazione o alta garanzia a copertura della responsabilità secondo quanto prescritto al’art. 27, paragrafo 2 lettera b del protocollo

Sempre in considerazione dell’eventuale esercizio di piattaforme petrolifere va anche preso in considerazione che l’Unione Europea, tramite la direttiva 2008/56, recepita in Italia con il D.L. 190/10, ha chiesto agli Stati membri di istituire e attuare programmi di misure volte a conseguire e mantenere in buono stato ecologico le acque marine. Il Mar Ionio è citato al punto b iii) come sottoregione marina del Mediterraneo rilevandosi importante area da tutelare a livello europeo. La direttiva stabilisce che suddette regioni marine dovranno essere sane entro il 2020 e quindi essendo ricompresso, suddetto tratto di mare, fra le risorse da salvaguardare e monitorare è ben evidente che i progetti di che trattasi sono totalmente estranei ad ogni ragionevole disposizione e previsione normativa nazionale ed internazionale e agli obiettivi di tutela previsti per il tratto di mare antistante le coste salentine

EFFETTI SUL TURISMO DALL’EVENTUALE ESERCIZIO DI PIATTAFORME OFF-SHORE

Sempre alla luce di quanto sopra evidenziato (lo studio sulla ricerca in mare degli idrocarburi deve essere giocoforza legato alla preventiva valutazione degli effetti di un successivo eventuale sfruttamento commerciale dei giacimenti eventualmente scoperti) appare evidente che una simile attività di estrazione nel mare antistante le coste salentine mal si concilia con la vocazione turistica dell’area interessata. Questo non solo per i rischi derivanti per l’intero ecosistema da eventuali incidenti ma anche dai sversamenti fisiologici prodotti dalle piattaforme petrolifere (con conseguente peggioramento delle qualità delle acque marine anche in relazione alla loro balneabilità) ma soprattutto perché la sola presenza delle eventuali piattaforme nel tratto di mare antistante le coste potrebbe determinare un notevole disincentivo per tutti quei turisti (anche stranieri) che potrebbero essere spinti a scegliere per le loro vacanze dei lidi lontani da aree destinate allo sfruttamento di giacimenti petroliferi.

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