foto  - codazzi. mitreum. net

Libertà è Partecipazione

 

foto - assignment editor. com

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Come un refrain vecchio, desueto, trito e ritrito, appassito, quasi senza più valore, affievolito nel suo senso, si ripete nella mia testa e mi convince a poco a poco, ma sempre con maggiore forza e convinzione, che il riff è quello giusto. Non sono tempi facili, non sono tempi in cui la politica in Italia, come in Puglia, come a Maglie è in grado di riscaldare i cuori e richiamare alla partecipazione costruttiva, tanto cosa vuoi fare, “sono tutti uguali!”. Non sono tempi dove potrebbe valere la pena sprecare il proprio tempo per una causa che non si sa in definitiva a chi possa appartenere. Sarò controcorrente, sarò un inguaribile e ostinato utopista, ma sento che proprio ora il riff è quello giusto. Proprio nei momenti di maggiore confusione le parole di grandi maestri intervengono a schiarirci le idee, i sentimenti, a rispolverare quegli ideali che ci fanno vivere e respirare:

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione”.

Domenica 24 Novembre, a Maglie abbiamo avuto l’onore di ospitare, fra gli altri, il noto giornalista ed ora Senatore Corradino Mineo, il quale nel suo discorso a favore della mozione di Civati, ha espresso un concetto fondamentale raccontando la sua recente discesa in politica. Mineo rammentava che, dopo aver preso la sua decisione di entrare nel PD, in molti lo avvicinavano rinfacciando il motivo della sua decisione di fare politica e soprattutto nel PD. Le parole di risposta del Senatore del PD sono state lapidarie: “io ora sto dentro, ma cosa aspettate ad entrare anche voi, cosa fate alla finestra, tutti voi dovreste partecipare ed iscrivervi al PD per fare di questo partito, un partito forte e il partito che vogliamo”. Questo concetto ha avuto il merito di confermare le mie sensazioni, di ribadire la mia stessa concezione che fare gli spettatori, oggi, non serve a nulla, se è vero che sono “tutti uguali” dobbiamo unirci e fronteggiare nel nostro piccolo, dal basso e dall’interno, i tumori della nostra democrazia, con l’impegno, il lavoro, la convinzione e lo spirito di partecipazione.

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Non basta più stare alla finestra, non basta e non serve nemmeno stare in parlamento appollaiati sugli scanni in alto dove si vede e si controlla tutto, è un gioco sadico e monotono, come quello delle madame francesi del ‘700 che lavorando a maglia ai piedi della ghigliottina occhieggiavano di tanto in tanto al su e giù della lama, non serve se poi al momento giusto ci si astiene dal voto come spesso capita (ndr decreto sul prolungamento della missione in Afghanistan dove all’emendamento di SEL pro-ritiro, solo SEL e una parte del PD hanno votato a favore).

Non basta indignarsi e restare come al solito basiti davanti agli scempi e alle angherie del regime dei mass-media che continua a somministrarci le solite notizie, le solite facce 24 ore su 24.

Non basta crucciarsi davanti al regime della “castocrazia” dove chi non ha la fortuna o l’abilità di rientrare in una delle caste privilegiate dello Stato sarebbe destinato ad una vita di miseria, di sacrifici, di difficoltà.

Non basta la perdita del “Messia” dalla scena politica perché questo regime ha già generato tanti piccoli seguaci pronti a serrare le fila e fare scudo per proteggere i sigilli della loro forza (vedi riforma sulla legge elettorale) e dove la sua “missione sociale” iniziata quasi venti anni fa per “sconfiggere il comunismo” ha miseramente fallito anzi ha generato l’effetto opposto cioè il ripristino delle classi sociali (pochi ricchi ma molto più ricchi, molti poveri sempre più poveri).

 Basta stare a guardare!

Mettiamoci in gioco, mettiamo la nostra faccia di persone coerenti, idealiste e oneste partendo dal nostro nucleo sociale dove viviamo, lavoriamo, respiriamo. Partiamo da Maglie dove questi predicati verbali dovrebbero appartenere alla consuetudine, ma se ci sfiliamo i paraocchi ci accorgiamo che non è così, nemmeno e soprattutto nella nostra città che diventa una piccola bomboniera simbolo del regime. Nella città in cui si continua a lottizzare nonostante il vergognoso calo demografico, dove non si vuole interpretare come un problema sociale il calo delle nascite e l’aumento dell’età media dei cittadini, dove non esiste più un emergenza ambientale perché ormai la Copersalento è stata chiusa, dove la vita politica cittadina sembra godere di ottima salute, ma la città è ormai implosa e ripiegata su sé stessa perché non è più attraente né per i giovani, né come centro culturale e ahimè fra un po’ nemmeno come centro commerciale vista la crisi del settore e la crescita in tal senso dei centri limitrofi (quella che da anni sopravvive come città-mercato si sta pian piano spopolando).

Allora penso proprio che questo sia il momento giusto, penso proprio che il refrain ha trovato la giusta lunghezza d’onda per essere concreto e portarci lontano, penso proprio che sia giunta l’ora di scendere dall’albero, cercare di creare dei gesti e delle invenzioni, occupare i nostri spazi liberi, ma sopratutto è il momento per PARTECIPARE!

LUCA Luca Andriani, vicesegretario di Circolo.

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